Correlazione
La correlazione è un indicatore statistico che misura quanto due asset si muovono uno rispetto all’altro nel tempo. Il coefficiente di correlazione varia da -1 a +1: valori vicini a +1 indicano che gli asset tendono a salire e scendere insieme, valori vicini a -1 che si muovono in direzioni opposte.
Cos’è la correlazione tra asset?
La correlazione è uno di quei concetti che, una volta capito davvero, cambia il modo in cui pensi ai tuoi investimenti. Non parliamo di roba da professori di economia: parliamo di uno degli strumenti più pratici che hai a disposizione per costruire un portafoglio diversificato che ti faccia dormire la notte.
In termini semplici, il coefficiente di correlazione ti dice se due investimenti tendono a comportarsi in modo simile oppure no. È fondamentale perché, come ci ha insegnato il nobel Harry Markowitz con la sua Modern Portfolio Theory, un portafoglio composto da asset poco correlati tra loro è mediamente più resistente alle turbolenze del mercato. Fidati, questa è una delle lezioni più importanti di tutta la finanza personale.
Come interpretare il coefficiente di correlazione
Il risultato della formula — il coefficiente r — va sempre da -1 a +1. Guarda che questa formula sembra intimidante, ma non lo è davvero: Excel, Google Sheets e praticamente ogni app di trading moderna te la calcolano in un secondo. L’importante è capire cosa significa il numero che ti dà.
Positiva perfetta (r = +1)
I due asset si muovono sempre nella stessa direzione, con la stessa intensità. Se uno sale del 10%, anche l’altro sale del 10%. Nella pratica un coefficiente perfetto è raro, ma valori vicini a +1 si vedono spesso tra azioni dello stesso settore.
Positiva parziale (tra 0 e +1)
Qui i movimenti vanno nella stessa direzione, ma con divergenze. Un valore come 0.6 significa che la maggior parte delle volte i due asset si comportano in modo simile, ma non sempre.
Nulla (r = 0)
Nessuna relazione lineare tra i due asset. I loro movimenti sono indipendenti l’uno dall’altro — almeno dal punto di vista statistico. Attenzione però: un valore di zero non equivale a indipendenza assoluta, punto che spieghiamo meglio dopo.
Negativa parziale (tra -1 e 0)
In questo caso si muovono in direzioni opposte, ma non in modo perfettamente sincronizzato. Questa è la zona più utile per chi costruisce un portafoglio bilanciato, perché gli asset qui tendono a compensarsi almeno in parte.
Negativa perfetta (r = -1)
Quando uno sale, l’altro scende sempre della stessa percentuale. È il sogno teorico della diversificazione, ma nella pratica capita raramente in modo perfetto e costante.
Hai 1.000€ da investire e confronti due scenari.
Scenario A: metti tutto in un ETF sul Nasdaq (azioni tecnologiche).
Scenario B: dividi 600€ in azioni tecnologiche e 400€ in BTP italiani (obbligazioni governative).
Azioni tech e BTP hanno storicamente una correlazione bassa, spesso vicina a zero o addirittura negativa. Cosa succede se il mercato azionario cade del 15%?
• Scenario A: perdi circa 150€ sul portafoglio.
• Scenario B: perdi molto meno, perché i BTP in molti periodi tendono a compensare almeno in parte le perdite delle azioni.
Non è magia. È la correlazione che lavora per te.
Correlazioni famose nei mercati
Alcuni legami tra asset sono così consolidati che ormai quasi tutti conoscono almeno uno di loro. Conoscerli ti aiuta a capire meglio come funziona il mercato nella pratica, non solo sulla carta.
Oro e dollaro americano
Rappresentano la correlazione negativa più citata. Quando il dollaro si rafforza, l’oro tende a scendere e viceversa. Il motivo è che l’oro viene scambiato in dollari a livello internazionale: un dollaro più forte lo rende più costoso per chi lo compra da altre valute, riducendone la domanda. Questa dinamica è stata documentata anche da Morningstar nelle loro analisi storico-statistiche.
Azioni e obbligazioni
Hanno storicamente mostrato un coefficiente di correlazione basso o negativo, specialmente in periodi di inflazione moderata. Ma ecco il punto: questa relazione può cambiare di segno durante periodi di alta inflazione, come ci siamo tutti visti nel 2022. Non è una relazione fissa — è dinamica. La CONSOB nei suoi bollettini periodici ricorda proprio questa variabilità nel contesto del mercato italiano.
Azioni dello stesso settore
Tendono a avere coefficiente alto tra loro. Due titoli tecnologici, per esempio, spesso si muovono in modo abbastanza simile. Ecco perché comprare due azioni “diverse” dello stesso settore non equivale a una vera diversificazione del portafoglio.
La correlazione misura solo la relazione lineare tra due asset. Un coefficiente di correlazione pari a zero non significa che i due asset sono completamente indipendenti — significa solo che non esiste una relazione lineare tra di loro. Possono comunque esistere dinamiche non lineari che la correlazione standard non evidenzia. Per un’analisi più completa, considera di guardare anche la Borsa Italiana, che mette a disposizione strumenti di analisi avanzati sugli andamenti dei titoli.
La correlazione cambia nel tempo, e questa è la cosa che in molti dimenticano. Durante le crisi finanziarie — pensiamo al 2008, al 2020 durante il Covid — asset che erano sempre stati decorrelati hanno iniziato a muoversi tutti nella stessa direzione. Secondo i dati di Morningstar, nel 2021 si registravano 28 casi di correlazioni negative tra le principali categorie di asset, mentre nel 2022 e nel 2023 ne è rimasto praticamente uno solo. Monitorare il coefficiente periodicamente, quindi, non è opzionale: è parte della gestione attiva del portafoglio.
Perché la correlazione conta per il tuo portafoglio
Questa è la parte pratica che conta davvero. Questo indicatore ti aiuta in tre modi fondamentali per la tua strategia di investimento. Prima di tutto, nella costruzione del portafoglio: scegliendo asset che mostrano basso grado di dipendenza tra loro, riduci la volatilità complessiva senza rinunciare ai rendimenti potenziali. È esattamente il principio che sta alla base dell’asset allocation moderna.
Secondo aspetto: il rischio. Non dipende solo dai singoli asset che hai scelto, ma anche dalle relazioni tra loro. Due azioni che sembrano “sicure” individualmente possono comunque creare un portafoglio rischioso se mostrano un elevato grado di dipendenza tra loro. Terzo aspetto: il ribilanciamento. Monitorare la correlazione nel tempo ti dice quando il tuo portafoglio ha bisogno di essere aggiustato, prima che i mercati te lo facciano in modo non piacevole.
La mia esperienza con la correlazione
Quando ho iniziato a costruire il mio primo portafoglio, onestamente non sapevo cosa fosse la correlazione tra asset. Mettevo tutto in azioni e basta, perché pensavo che diversificare significasse comprare più azioni diverse. Poi ho scoperto che due azioni dello stesso settore possono avere una correlazione altissima — quasi 0.9 — e quindi buttare soldi in entrambe non ti protegge davvero da niente. È stato quel momento in cui ho capito che non conta solo quanti asset hai, ma come parlano tra loro. Adesso, prima di aggiungere qualcosa al portafoglio, il primo check che faccio è proprio sul grado di correlazione con quello che ho già.